Siamo partiti il 1° aprile verso le 8 con la nostra Alfa Romeo Duetto, pronti per questa nuova avventura. Dopo il confine il vento si fa subito più forte. A Fiume percorriamo la strada costiera, con un mare impetuoso e affascinante da guardare, quasi ipnotico.
Arrivati a Segna ci dirigiamo verso l’autostrada e, attraversando la montagna, il vento si trasforma in nevischio. Nel giro di poco il paesaggio cambia completamente: dalla costa alle montagne innevate, in un silenzio quasi irreale.
A pranzo ci fermiamo in un luogo inatteso: nel nulla, tavoli rotondi da matrimonio e un’atmosfera surreale. Ma il posto è pieno. L’agnello allo spiedo è ottimo.
Sebenico ci accoglie ancora chiusa, sospesa tra fine inverno e inizio stagione. È un’immagine che ci accompagnerà spesso in questo viaggio: luoghi pronti, ma ancora silenziosi. E in fondo è proprio questo il bello.
Arriviamo a Trogir nel tardo pomeriggio. Check-in al Brown Hotel, molto bello e con camere spaziose, e subito una passeggiata nel centro storico: patrimonio UNESCO, è un intreccio compatto di vicoli in pietra, logge veneziane e scorci sul mare. Piccolo, raccolto, perfetto per una passeggiata lenta.
Il vento pero non ci abbandona, ma con giaccone e sciarpa si gestisce. Anticipiamo la cena da Mare, scelta azzeccata: atmosfera piacevole, maître gentile e un ottimo vino croato, il Grg di Korčula.

La mattina partiamo presto verso Spalato. L’aria è ancora fresca, le strade vuote.
Spalato va capita più che visitata, per questo consigliamo una guida. Il Palazzo di Diocleziano, costruito tra III e IV secolo, è oggi parte viva della città: un intreccio di cortili, case e passaggi ancora abitati.
Qui una guida fa davvero la differenza: ogni angolo ha una storia, ogni passaggio un significato. Scendiamo anche nei sotterranei, suggestivi, ma il consiglio è semplice: arrivare presto, prima che arrivino gruppi e navi.
Riprendiamo la strada e ci fermiamo a Ston, con le sue mura perfettamente conservate che tagliano il paesaggio. Non abbiamo tempo per percorrerle, ma bastano pochi minuti per capirne la bellezza.



La tappa successiva, prima di arrivare a Dubrovnik, è Ston. Facciamo una breve passeggiata nel piccolo centro, ma evitiamo la lunga camminata lungo tutte le mura, perfettamente mantenute, perché si sta avvicinando l’ora di pranzo.
Riprendiamo l’auto e raggiungiamo Mali Ston, a pochi chilometri di distanza. Sul mare ci sono due ristoranti, ma scegliamo Kapetanova Kuća e rimaniamo soddisfatti della nostra scelta. Questo piccolo paese è famoso anche per le ostriche e, naturalmente, non potevamo non assaggiarle. Le accompagniamo con un altro vino locale, questa volta il Pošip, che approviamo pienamente anche lui.
Riprendiamo il viaggio e arriviamo a Dubrovnik giusto in tempo per concederci un massaggio rilassante prima di cena.
Abbiamo scelto un boutique hotel poco sopra il centro storico, con una bellissima vista sul mare. La nostra camera, una superior all’ultimo piano, era molto spaziosa e confortevole; intravedendo la classic, invece, ci è sembrata forse un po’ troppo piccola.
La cena in albergo è stata molto intima: siamo praticamente da soli, ma proprio per questo l’atmosfera è raccolta e piacevole. Le tapas sono molto appetitose e la serata scorre con grande tranquillità.



Il venerdì ci svegliamo con calma e, dopo colazione, scendiamo a piedi verso le mura storiche.
Non conviene prendere l’auto, perché i parcheggi sono pochi e complicati. In compenso, con una passeggiata in discesa di circa 15 minuti si arriva facilmente in centro. Al ritorno, se non si ha voglia di risalire, conviene sicuramente prendere un Uber, molto più pratico del taxi.
Avevamo pensato di fare il giro delle mura, ma il costo ci sembrava alto, circa 40 euro a persona, e alla fine abbiamo deciso di fare un giro in barca. A dire il vero, pur non essendo molto costoso, circa 15 euro, non ci ha entusiasmato particolarmente.
Un gelato buono, ma carissimo
Scendendo ci fermiamo da Peppino per un gelato, davvero buono, ma con un prezzo che ci ha colpito: due palline, 7,50 euro.
Vista la bella giornata decidiamo di tornare in hotel, prendere il Duetto e fare un giro verso le cantine. Purtroppo, essendo ancora inizio stagione, ne troviamo aperta solo una, Botaro Winery. Durante l’estate qui è possibile anche pranzare, oltre a fare una degustazione. Nella zona ci sono diverse piccole cantine, e secondo noi è un’alternativa interessante da tenere in considerazione, naturalmente per chi non è astemio.
Cena al 360, una delle migliori di Dubrovnik
Per la cena avevamo prenotato ancora prima di partire al ristorante 360, che per noi si è rivelato davvero uno dei migliori indirizzi di Dubrovnik. Ha una stella Michelin, si trova sulle mura della città e immaginiamo che d’estate la parte esterna sia meravigliosa. A noi è piaciuto molto anche l’interno, curato ed elegante. Abbiamo mangiato e bevuto molto bene, con un personale attento e cortese. Assolutamente consigliato.



Il sabato mattina abbiamo programmato una giornata in Montenegro. Scapottiamo il Duetto e partiamo, ma arrivati alla dogana troviamo una coda molto più lunga di quanto immaginassimo.
I controlli qui sono davvero serrati: vediamo persone scendere per foto e impronte digitali, mentre nel nostro caso il controllo si limita ai documenti e al libretto di circolazione. Resta comunque evidente che il passaggio del confine è ancora una cosa molto concreta.
Arrivati a Perast, non giriamo alla prima strada sulla destra per il centro, ma proseguiamo seguendo le indicazioni per un parcheggio. Poco dopo, sulla destra, troviamo un parcheggio a pagamento che vende anche il biglietto per la barca per visitare l’isola e la chiesa di Nostra Signora delle Rocce. Abbiamo pagato 30 euro a persona, ma dobbiamo dire che è una soluzione molto comoda, perché si può lasciare lì l’auto per tutto il giorno. All’andata eravamo da soli in barca, al ritorno solo in quattro: anche questo è uno dei vantaggi del viaggiare fuori stagione.
Dopo una passeggiata sul lungomare di Perast ci dirigiamo verso Kotor.


Kotor è molto bella, completamente circondata dalle mura, ma ci è sembrata più turistica. Per pranzo, sinceramente, consiglieremmo di fermarsi a Perast, dove il lungomare offre diversi posti carini e l’atmosfera è più piacevole.
Al ritorno decidiamo di cambiare strada, sperando di trovare una dogana meno trafficata, ma non va così. Immaginiamo che durante l’estate la situazione possa diventare davvero critica.
La sera la cena è prenotata da Taj Mahal, nome decisamente bizzarro per un ristorante che propone cucina bosniaca. Il locale è pieno ed è molto carino all’interno. Ci accomodiamo e ci rendiamo conto subito di non avere idea di cosa ordinare. Per fortuna la cameriera ci aiuta con grande gentilezza.
Ci suggerisce il burek cigar, una versione croccante e arrotolata del classico burek ripieno; la muhammara, una crema speziata a base di peperoni e frutta secca; e poi un tris di assaggi con ravioli di vitello, polpette e carne cucinata con verdure. Facciamo anche il bis perché le porzioni ci sembrano piuttosto piccole. Come dolce non poteva mancare la baklava con gelato.

La domenica di Pasqua avevamo programmato di andare in Bosnia e visitare Mostar. Per paura di trovare di nuovo coda in dogana, decidiamo di prendere una deviazione prima di Ston.
Una strada inaspettata verso la Bosnia
Inaspettatamente la strada si fa stretta, quasi una mulattiera, fino ad arrivare in cima alla montagna proprio alla frontiera. Apparentemente i controlli sembrano chiusi. Piano piano ci avviciniamo con il Duetto e vediamo che in realtà c’è qualcuno dentro. Fatti i controlli velocemente, entriamo ufficialmente in Bosnia e, quasi per contrasto, si apre davanti a noi una strada larghissima e nuova in direzione Stolac.
Gli incontri lungo il tragitto sono pochissimi e quasi surreali: un asino in mezzo alla strada, un cerbiatto, una vipera. E intorno, il paesaggio e il silenzio.
Arrivati a Mostar parcheggiamo il nostro bolide appena fuori dal centro storico. L’atmosfera ci appare subito molto turistica, ma anche meno europea, con influenze più arabe, più ottomane, più orientali.
Ci è piaciuto molto il piccolo museo di fotografia, con immagini intense che riportano a ricordi dolorosi del passato. In città si intravedono ancora edifici colpiti dalle bombe, e il pensiero che in quelle stesse vie abbiano combattuto e perso la vita centinaia di persone riaffiora con forza.
Pranzo con vista ponte
A pranzo ci fermiamo da Terrace Leggero, prima di salire sul ponte sulla sinistra. La terrazza è bella, proprio affacciata sul fiume e sul ponte stesso. Anche qui troviamo molta cordialità e mangiamo un’ottima trota di fiume alla griglia.


Tornando indietro facciamo due piccole deviazioni. La prima è a Medjugorje, incuriosite dall’atmosfera del luogo. Qui percepiamo una sorta di abbandono, quasi come se venire a pregare non fosse più “di moda” come un tempo. Decido di salire velocemente la collina e lì incontro invece i veri fedeli: chi si ferma a ogni tappa per il rosario, chi percorre il tragitto scalzo con grande religiosità. Ai piedi della Madonna, diversi religiosi assorti nelle loro preghiere.
Riscendo velocemente, perché i tempi sono stretti e vogliamo fermarci anche alle cascate di Kravice, a pochi chilometri di distanza. Basta una breve passeggiata dal parcheggio per arrivare in questo luogo che sorprende: cascate scenografiche e una piccola area balneabile che, durante l’estate, immaginiamo essere molto frequentata e piacevole.
Sulla via del ritorno andiamo diretti a Dubrovnik e purtroppo non abbiamo tempo per fermarci a Počitelj, un piccolo paese che avevo letto essere molto interessante. Vale comunque la pena citarlo: è un antico villaggio fortificato di origine medievale, sviluppato poi in epoca ottomana, con case in pietra, una fortezza dominante e una posizione molto scenografica lungo la valle della Neretva

Arrivati in albergo facciamo giusto in tempo a una doccia e poi usciamo per goderci un magnifico tramonto.
Per l’ultima sera, e per la cena di Pasqua, abbiamo scelto Posat, su consiglio di un cameriere del 360. Il personale è gentilissimo, il cibo molto buono e immaginiamo che d’estate la terrazza sia davvero splendida, quando viene aperta completamente la sala. Durante tutta la cena siamo accompagnati da una meravigliosa musica suonata dal vivo da un pianista, dettaglio che rende l’atmosfera ancora più speciale.
Lunedì è il giorno della partenza verso casa, ma con un’ultima tappa, perché i chilometri da fare sono parecchi.
Scapottiamo ancora una volta il nostro Duetto e ci dirigiamo verso Zara. La strada lungo la costa è meravigliosa: poca gente, sole splendente, il mare accanto e quella sensazione di libertà che solo certi viaggi in auto riescono a dare.
Sosta a Marina e un pranzo abbondante
Ci fermiamo per una tappa veloce a pranzo in un piccolo paese, Marina, dove mangiamo i ćevapi, piatto decisamente abbondante e perfetto per un pranzo semplice e sostanzioso lungo la strada.
Zara, il tramonto e una città ancora semichiusa
Arriviamo a Zara a metà pomeriggio, facciamo check-in e decidiamo di uscire subito per visitare la città con la luce del sole. Purtroppo non riusciamo ad arrivare in tempo per entrare nella chiesa di San Donato, uno dei monumenti più importanti del centro storico.
Aspettiamo poi il tramonto sorseggiando un gin che ci aiuti a digerire i ćevapi del pranzo. Alfred Hitchcock, dopo aver visto il tramonto di Zara, disse che era “il più bello del mondo”, e in effetti è facile capire perché questa frase sia rimasta così famosa.
Purtroppo anche qui tanti ristoranti sono ancora chiusi: la stagione non è ancora davvero aperta, e quindi optiamo semplicemente per una pizza.


Il martedì ci svegliamo con il sole e con la vista sul mare. È uno di quei risvegli che segnano bene la fine di un viaggio: niente di eclatante, ma una sensazione piena, soddisfatta.
Questo itinerario tra Croazia, Montenegro e Bosnia si è rivelato più interessante di quanto ci aspettassimo. Non solo per i paesaggi, molto diversi tra loro, o per le città visitate, ciascuna con una propria identità precisa, ma anche per quello che succede tra una tappa e l’altra: il vento lungo la costa, il nevischio in montagna, le frontiere, le strade secondarie, i piccoli ristoranti scelti quasi per intuito, i vini locali, i luoghi ancora semivuoti prima dell’inizio della stagione.
E poi il Duetto, che rende tutto più diretto: il vento, i profumi, la strada.
Un itinerario dinamico, a tratti sorprendente, che consigliamo a chi cerca un viaggio vero, senza filtri.
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