Arriviamo a Yerevan in tarda serata. La città sarà il punto di partenza delle nostre escursioni, ma decidiamo di scoprirla poco alla volta, rientrando ogni pomeriggio da una zona diversa.
È una scelta che si rivela perfetta: durante il giorno esploriamo l’Armenia fuori dalla capitale e, nel tardo pomeriggio, cambiamo completamente ritmo e iniziamo a camminare.

La prima mattina lasciamo Yerevan in direzione est. Bastano pochi chilometri perché la città lasci spazio a montagne e grandi vallate.
La prima sosta è al Charents Arch, uno dei punti panoramici più conosciuti nei dintorni della capitale. Quando il cielo è limpido, attraverso l’arco compare il profilo del Monte Ararat, una presenza che ritroveremo più volte durante il viaggio.
Proseguiamo verso Garni e il suo tempio del I secolo, uno dei luoghi più particolari dell’Armenia. L’architettura ellenistica, le colonne e la posizione sopra la gola dell’Azat lo rendono completamente diverso dai monasteri che incontreremo poco dopo.
Scendiamo quindi nella gola per vedere la Symphony of Stones, spettacolari colonne di basalto che ricordano le canne di un grande organo. Dopo l’ingresso, il percorso si può fare a piedi oppure con una golf cart elettrica, utile soprattutto per la risalita.
Nella zona di Garni ci fermiamo anche per una masterclass dedicata al lavash, il sottile pane tradizionale armeno. Assistiamo alla preparazione dell’impasto e alla cottura nel tonir, il forno interrato sulle cui pareti viene fatto aderire il pane.
Da Garni raggiungiamo in pochi minuti Geghard, uno dei monasteri più suggestivi del Paese. Parte del complesso è scavata direttamente nella montagna e, entrando nelle cappelle rupestri, pietra, luce e acustica creano un’atmosfera davvero particolare.
Da Geghard continuiamo verso il Lago Sevan, quasi a 1.900 metri di altitudine. Saliamo fino a Sevanavank, il monastero che domina il lago dall’alto, e ci fermiamo a osservare un paesaggio completamente diverso da quello visto poche ore prima: acqua, montagne e grandi spazi aperti.



Al rientro dal Lago Sevan non torniamo direttamente in hotel. Ci facciamo lasciare nel centro di Yerevan e iniziamo a scoprire la città a piedi.
Percorriamo Northern Avenue fino alla zona del Teatro dell’Opera e dei suoi giardini, poi continuiamo verso il Cascade Complex, uno dei luoghi simbolo della città.
Entriamo nel Cascade e saliamo attraverso il percorso interno, dove incontriamo opere e installazioni del Cafesjian Center for the Arts. Arrivati in alto usciamo per guardare Yerevan dall’alto e poi scendiamo all’esterno lungo la grande scalinata monumentale.
Sulla strada del ritorno entriamo nella Zoravor Surp Astvatsatsin Church, percorriamo Pushkin Street e raggiungiamo Republic Square.
La sera ceniamo da Lavash, un classico della cucina armena a Yerevan: il modo perfetto per concludere una giornata iniziata tra templi e monasteri e terminata nelle strade della capitale.


La seconda giornata ci porta verso sud, in una parte dell’Armenia completamente diversa da quella vista il giorno precedente. Lasciamo Yerevan attraversando la pianura dell’Ararat e, quando il cielo lo permette, il profilo del Monte Ararat accompagna buona parte del percorso.
La prima tappa è Khor Virap, uno dei luoghi simbolo del Paese. Il monastero si trova a pochi chilometri dal confine con la Turchia e la sua posizione, con l’Ararat sullo sfondo, crea una delle immagini più iconiche dell’Armenia.
Khor Virap è anche strettamente legato alla storia di Gregorio l’Illuminatore e alla conversione dell’Armenia al Cristianesimo. È ancora possibile scendere nella profonda fossa dove, secondo la tradizione, rimase imprigionato per anni.
Proseguendo verso la regione di Vayots Dzor ci fermiamo alla Grotta di Areni, conosciuta dagli archeologi come Areni-1 e anche come Bird’s Cave.
È un sito piccolo ma davvero interessante: qui sono stati scoperti resti di un antichissimo impianto per la produzione del vino, risalente a circa 6.000 anni fa. All’interno si vedono ancora grandi recipienti in terracotta e strutture utilizzate per la lavorazione e la conservazione del vino.
Una visita che acquista ancora più senso sapendo che poco dopo attraverseremo proprio la zona vinicola di Areni, dove questa tradizione continua ancora oggi.
Dalla Grotta di Areni entriamo nella spettacolare gola di Amaghu. La strada si stringe tra alte pareti di roccia rossa e ocra fino a quando, quasi improvvisamente, appare Noravank.
Il monastero sembra avere gli stessi colori della montagna che lo circonda. La chiesa di Surb Astvatsatsin, con la caratteristica scala esterna sulla facciata, è l’edificio più riconoscibile del complesso, ma è soprattutto l’insieme tra architettura e paesaggio a rendere questo luogo così suggestivo.
Ci prendiamo il tempo di camminare intorno al monastero e di osservarlo anche da un po’ più lontano: qui il panorama è parte integrante della visita.
Lasciamo Noravank e torniamo verso Areni, nel cuore di una delle principali regioni vinicole dell’Armenia.
Lungo la strada compaiono i vigneti e scopriamo un altro volto del Paese. Qui si coltivano varietà autoctone come l’Areni Noir, e negli ultimi anni diverse cantine hanno iniziato a valorizzare nuovamente sia i vitigni locali sia le antiche tecniche di vinificazione.
Ci fermiamo per una degustazione in una delle cantine della zona. Tra quelle che avevamo selezionato ci sono Trinity Canyon Vineyards, Momik Wines e Hin Areni Winery, tre realtà diverse per dimensioni e stile ma tutte fortemente legate al territorio.
Dopo aver iniziato la giornata nella Grotta di Areni, è bello ritrovare poche ore dopo la stessa tradizione del vino in una versione contemporanea.



Sulla strada del ritorno chiediamo al nostro driver una piccola deviazione verso la Yerevan Railway Station, in Sasuntsi David Square.
Le stazioni ferroviarie ci incuriosiscono sempre e questa volevamo vederla soprattutto per la sua architettura di impronta sovietica. La grande facciata, gli archi, i colonnati e la torre centrale le danno un aspetto monumentale, molto diverso dalla Yerevan contemporanea che avevamo iniziato a conoscere il giorno precedente.
Non è una tappa classica, ma è proprio il genere di deviazione che ci piace inserire quando viaggiamo.
Le fontane dello Yerevan 2800th Anniversary Park
Torniamo verso il centro e raggiungiamo lo Yerevan 2800th Anniversary Park, tra Italy Street e Beirut Street.
È un parco elegante e molto scenografico, soprattutto per le fontane e i giochi d’acqua che caratterizzano tutta la zona. La pavimentazione riprende motivi dei tappeti armeni e l’insieme è particolarmente piacevole nel tardo pomeriggio.
È uno di quei luoghi che probabilmente non avremmo inserito tra le visite indispensabili prima di partire e che invece ci piace molto una volta arrivati.
Da qui continuiamo fino alla Moschea Blu, uno dei pochi edifici della città che conserva una testimonianza evidente del suo passato persiano.
Entriamo nel cortile interno, tranquillo e verde, e osserviamo il minareto e le decorazioni in maiolica blu. Dopo due giorni trascorsi tra chiese e monasteri armeni, è interessante incontrare un’architettura completamente diversa.
La sera ceniamo da Renommée, per un’esperienza gastronomica di livello che ci piace molto, sia per la cucina sia per l’atmosfera e il servizio.
Al ritorno percorriamo Abovyan Street e troviamo la via animata da un concerto: musica, persone in strada, tavolini pieni e un’atmosfera vivacissima.
Dopo una giornata tra monasteri, grotte e vigneti, ritroviamo così una Yerevan giovane e contemporanea, un contrasto che è una delle cose che ci piace di più di questo viaggio.


L’ultima mattina usciamo ancora una volta dalla capitale, questa volta verso ovest.
Raggiungiamo Echmiadzin, centro spirituale della Chiesa Apostolica Armena. Dopo i monasteri isolati tra montagne e gole dei giorni precedenti, qui troviamo un grande complesso religioso ancora vivo e frequentato.
Pochi chilometri ci separano da Zvartnots.
Della grande cattedrale del VII secolo rimangono colonne, capitelli e frammenti scolpiti, sufficienti però per immaginare l’originalità dell’edificio. La Cattedrale e le chiese di Echmiadzin, insieme al sito archeologico di Zvartnots, fanno parte del Patrimonio UNESCO.
Da qui torniamo definitivamente a Yerevan.



Ci facciamo lasciare davanti alla National Assembly of the Republic of Armenia, il Parlamento armeno, su Marshal Baghramyan Avenue.
Da qui iniziamo a scendere verso Kond, uno dei quartieri più antichi di Yerevan.
È un cambiamento immediato. I grandi viali lasciano spazio a vicoli irregolari, case basse, muri in pietra, cortili e passaggi che seguono ancora il profilo della collina.
Kond non è una zona costruita per i turisti e forse proprio per questo è una delle parti della città che troviamo più interessanti.
Dal quartiere Kond torniamo lentamente verso il centro passando per Moskovyan Street e raggiungendo poi Saryan Street.
Qui l’atmosfera cambia ancora. Saryan è una delle strade più piacevoli della Yerevan contemporanea, conosciuta soprattutto per wine bar, piccoli ristoranti e locali.
Ci fermiamo per pranzo e ci godiamo il quartiere senza particolari programmi: tavolini all’aperto, persone che passeggiano e un ritmo molto rilassato.
Dopo pranzo continuiamo a piedi.
Percorriamo Aram Street e Pavstos Buzand Street, scegliendo volutamente di tornare verso il centro senza prendere la strada più breve.
Arriviamo così al Vernissage, il grande mercato all’aperto di Yerevan.
Qui ci perdiamo tra le bancarelle curiosando tra artigianato armeno, ceramiche, gioielli, tessuti, lavorazioni in legno, tappeti e oggetti vintage.
È l’ultima tappa del viaggio e questa volta non abbiamo più nulla da spuntare da una lista. Rimaniamo semplicemente a curiosare fino a quando arriva il momento di tornare in hotel, recuperare i bagagli e raggiungere l’aeroporto.



Sì. Quattro giorni non permettono naturalmente di conoscere tutta l’Armenia, ma sono sufficienti per un primo viaggio ben costruito.
Facendo base a Yerevan riusciamo a vedere Garni, Geghard, Lago Sevan, Khor Virap, Noravank, Areni, Echmiadzin e Zvartnots e, soprattutto, a dedicare ogni pomeriggio a una zona diversa della capitale.
È proprio questa combinazione che funziona meglio: escursioni fuori città durante il giorno e Yerevan a piedi nel pomeriggio e la sera.
In pochi giorni incontriamo monasteri medievali, paesaggi di montagna, vigneti, architettura sovietica, arte contemporanea, mercati e una città molto più vivace di quanto immaginassimo.


Quanti giorni servono per visitare l’Armenia?
Per un primo assaggio, 4 giorni permettono di vedere Yerevan e alcune delle principali attrazioni nei dintorni. Con una settimana si può ampliare l’itinerario verso Dilijan, Gyumri o il sud del Paese.
È meglio dormire sempre a Yerevan?
Per un viaggio di quattro giorni, sì. Le principali tappe di questo itinerario possono essere raggiunte in giornata e avere un’unica base evita continui cambi di hotel.
Serve un’auto per visitare l’Armenia?
Per un itinerario breve consigliamo auto privata con driver, soprattutto per combinare Garni, Geghard e Sevan oppure Khor Virap, Noravank e Areni nella stessa giornata. In questo modo gli spostamenti diventano parte del viaggio e non un limite.
Si riesce a visitare anche Yerevan?
Sì. Noi l’abbiamo fatto ogni pomeriggio rientrando dalle escursioni, scegliendo ogni volta una zona diversa. È una soluzione che permette di vedere molto senza dedicare necessariamente un’intera giornata alla capitale.
Un Paese che ci ha sorpreso per la sua storia, i suoi paesaggi e soprattutto per il suo popolo: accogliente, orgoglioso e profondamente legato alla propria identità.
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