Philadelphia

Philadelphia a Natale: due giorni tra storia, arte e quartieri autentici

 

Due giorni alla scoperta della città dove è nata l’America

Per il nostro viaggio di Natale negli Stati Uniti abbiamo scelto di iniziare da Philadelphia, una città che spesso viene messa in secondo piano rispetto a New York o Washington, ma che ci ha piacevolmente sorpreso.

Compatta, elegante e ricca di storia, si visita facilmente a piedi e riesce a combinare monumenti simbolo della nascita degli Stati Uniti con quartieri autentici, musei straordinari e una scena gastronomica vivace. Due giorni sono sufficienti per scoprirne i luoghi principali, anche se qualche ora in più non guasterebbe.

Il nostro arrivo tra le vie di Old City

Siamo atterrati nel primo pomeriggio e, con un taxi, abbiamo raggiunto il Lokal Hotel, nella Old City.

La posizione si è rivelata davvero ottima, in una strada tranquilla ma a pochi minuti dalle principali attrazioni del centro storico. Le camere sono molto spaziose, curate e arredate con gusto contemporaneo, una soluzione decisamente diversa dai classici hotel internazionali.

L’unico aspetto da considerare è che l’edificio non dispone di ascensore e le scale sono piuttosto ripide. Per noi, viaggiando solamente con trolley a mano, non è stato un problema, ma chi ha valigie grandi potrebbe trovarlo meno pratico. Inoltre il check-in è completamente digitale: non esiste una reception e tutto viene gestito tramite codici di accesso.

Sistemati i bagagli, usciamo subito a respirare l’atmosfera natalizia. Le strade della Old City sono decorate con eleganza e illuminate da migliaia di luci, senza risultare eccessive.

Passeggiando con calma raggiungiamo il ristorante Fork, dove avevamo prenotato la cena. Il locale è molto piacevole, la cucina ci convince fin da subito e il servizio è impeccabile. Un piccolo consiglio: considerati i prezzi del vino al bicchiere negli Stati Uniti, conviene decisamente ordinare un cocktail.

Cosa vedere a Philadelphia un giorno?

La mattina seguente ci accoglie un cielo di un blu intenso e un sole splendido, ma le temperature ricordano che siamo nel pieno dell’inverno americano. Il freddo è pungente e vestirsi bene è fondamentale.

Partiamo attraversando Washington Square, uno dei cinque parchi progettati da William Penn e oggi uno degli spazi verdi più eleganti della città.

Da qui raggiungiamo i Philadelphia’s Magic Gardens, uno dei luoghi più originali della città. Più che un museo è un’opera d’arte a cielo aperto creata dall’artista Isaiah Zagar, che ha trasformato un’intera area in un gigantesco mosaico fatto di piastrelle, specchi, bottiglie, vetri colorati, biciclette e materiali recuperati. Ogni parete racconta una storia diversa ed è impossibile non fermarsi a osservare ogni dettaglio.

Proseguendo arriviamo lungo South Ninth Street, dove si sviluppa lo storico Italian Market.

È probabilmente uno dei quartieri che ci è piaciuto di più. Le vecchie insegne delle botteghe, i negozi di alimentari, i banchi di frutta e verdura, i venditori di prodotti freschi e quei bidoni di metallo accesi lungo la strada, attorno ai quali le persone si scaldano nelle giornate più fredde, restituiscono un’atmosfera autentica che difficilmente ci aspettavamo di trovare.

Da qui imbocchiamo Broad Street, uno dei grandi assi cittadini, e la percorriamo fino ad arrivare all’imponente City Hall, considerato uno dei municipi più grandi degli Stati Uniti.

Attraversando John F. Kennedy Plaza, continuiamo lungo la Benjamin Franklin Parkway, il grande viale monumentale ispirato agli Champs-Élysées di Parigi, fino a raggiungere la Barnes Foundation.

Vale la pena visitare la Barnes Foundation?

Assolutamente sì.

Oltre a rappresentare un piacevole momento per riscaldarci, la Barnes Foundation custodisce una delle collezioni private più importanti al mondo, con capolavori di Renoir, Cézanne, Matisse, Picasso, Van Gogh e Modigliani.

Durante la nostra visita era inoltre allestita una bellissima mostra dedicata a Mickalene Thomas, artista contemporanea americana conosciuta per le sue grandi opere ricche di colore, motivi decorativi e riferimenti alla cultura afroamericana.

Anche per chi non è un grande appassionato d’arte, il museo merita sicuramente una visita.

Rocky, cheesesteak e un penitenziario che ha fatto scuola

Usciti dal museo raggiungiamo quello che probabilmente è il luogo più iconico di Philadelphia: la celebre Rocky Steps, davanti al Philadelphia Museum of Art.

Naturalmente non resistiamo alla tentazione di salire la scalinata correndo, proprio come Sylvester Stallone nel celebre film. Una scena vista centinaia di volte al cinema che qui diventa quasi un rito per ogni visitatore.

A pranzo non potevamo rinunciare a un altro simbolo della città: il Philly Cheesesteak, il panino preparato con sottili fette di manzo e formaggio fuso. Decisamente abbondante, sicuramente non leggerissimo, ma da provare almeno una volta.

Nel pomeriggio ci dirigiamo verso l’Eastern State Penitentiary, uno dei luoghi che più ci incuriosivano.

Inaugurato nel 1829, fu uno dei primi penitenziari al mondo progettati secondo il principio dell’isolamento totale dei detenuti. La struttura, con il suo impianto a raggiera, ha influenzato la progettazione di numerose carceri moderne. Oggi, tra corridoi decadenti e celle ormai abbandonate, si respira un’atmosfera davvero particolare.

Tra le più visitate c’è naturalmente la cella di Al Capone, arredata in modo sorprendentemente confortevole rispetto alle altre.

Philadelphia a Natale

Terminata la visita torniamo lentamente verso il centro.

Con il calare della sera tutto il complesso della City Hall cambia volto. Le luminarie si accendono, risuona la musica natalizia, i mercatini iniziano ad animarsi e un piccolo luna park completa l’atmosfera.

È probabilmente il luogo dove abbiamo respirato maggiormente il Natale americano.

Rientrando verso l’albergo percorriamo Arch Street, passando davanti alla tomba di Benjamin Franklin, uno dei padri fondatori degli Stati Uniti.

Per cena avevamo prenotato da Kalaya, tra Fishtown e Kensington. Il locale è moderno, accogliente e propone una cucina thailandese contemporanea davvero interessante. Una delle migliori cene del viaggio.

Philadelphia ci ha davvero sorpreso

La mattina del 23 dicembre lasciamo Philadelphia per raggiungere Washington in treno.

Come sempre, adoro le stazioni ferroviarie americane. Mi affascinano sia dal punto di vista architettonico sia per quell’atmosfera fatta di persone che arrivano, partono e si incrociano per pochi minuti.

Mentre il treno lascia lentamente Philadelphia, ci rendiamo conto di quanto questa città ci abbia sorpreso. Forse partivamo con aspettative più basse rispetto a Washington, ma proprio per questo è stata la scoperta più bella del viaggio.

È una città elegante senza essere monumentale, storica ma allo stesso tempo viva, ricca di ottimi musei, quartieri autentici e una scena gastronomica che merita decisamente più attenzione.

Una destinazione che consigliamo senza esitazioni e che, secondo noi, merita molto più spazio negli itinerari sulla East Coast americana.

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