Lasciare Skoura al mattino presto significa attraversare un Marocco che cambia a ogni chilometro. La strada verso Merzouga è lunga, quasi ipnotica: villaggi berberi che scorrono veloci, palmeti che appaiono e scompaiono, oasi improvvise, distese aride che si aprono sotto un cielo immenso.

Il percorso attraversa Tinghir, Tinjdad, Touroug, Rissan, fino a raggiungere Erfoud, porta simbolica del deserto.
Il paesaggio si fa via via più minimalista: meno case, meno rumori, meno verde. Rimane solo l’essenziale: pietra, sabbia, cielo.
È qui che il Marocco cambia respiro.
Da Erfoud in poi la luce è diversa, più calda, quasi liquida.
Le montagne spariscono e le dune iniziano a intravedersi come onde dorate all’orizzonte.
L’incontro con Hamid e l’ingresso nel Sahara
A Merzouga ci attende Hamid, il nostro riferimento nel deserto. Il punto d’incontro è semplice, autentico: Restaurant Chez Ibrahim, nel villaggio di Khemliya, dove le porte del Sahara sembrano spalancarsi.
Basta un breve tragitto in 4×4 e all’improvviso compaiono loro:
le dune dell’Erg Chebbi, morbide, altissime, scolpite dal vento.
È un momento che non si dimentica.
Il rumore della civiltà si spegne.
Il sole colpisce la sabbia e la trasforma in oro vivo.
Ti senti piccolo, eppure immensamente libero.

Raggiungiamo il nostro campo, il Desert Luxury Camp, quando il sole sta già scendendo. Le tende bianche spiccano tra le dune, eleganti e solitarie, come un miraggio perfettamente riuscito.
Dentro, tappeti berberi, luci soffuse, comfort inaspettato.
Fuori, il deserto infinito.
La sera il cielo diventa un teatro: migliaia di stelle, nitide come non le avevamo mai viste. Il fuoco acceso, il tè alla menta, il silenzio assoluto che sembra amplificare ogni emozione.



Il mattino successivo ci regala uno dei momenti più belli del viaggio:
le dune che si tingono di rosa, poi di arancio, poi di oro.
Ogni minuto il deserto cambia volto, come se respirasse.
Un concerto visivo silenzioso che ti rimane dentro per sempre.
Prima di lasciare Merzouga visitiamo il Dayet Srij, un lago stagionale che appare come un miracolo in mezzo alla vastità arida. L’acqua riflette il cielo e le dune, mentre fenicotteri e uccelli migratori si muovono leggeri sulla superficie.
È il contrasto più affascinante del deserto: la vita che sboccia dove non te l’aspetti.

La strada verso nord è lunga — 7, a volte 8 ore — ma è un viaggio che si porta nel cuore.
Si attraversano pianure aride, piccoli villaggi, altipiani battuti dal vento.
Si passa per Midelt, città tra le montagne dell’Atlante Medio, famosa per le sue mandorle, i paesaggi montani e un’atmosfera che profuma di tradizione berbera.
Quando l’Atlante qui si imbianca, il contrasto tra neve e terra rossa è semplicemente spettacolare.
Poi si raggiunge Ifrane, la “Svizzera del Marocco”: chalet in legno, tetti spioventi e viali alberati. Una cittadina un po’ decadente, ma proprio per questo affascinante, sospesa tra passato europeo e presente marocchino.
Il viaggio prosegue fino a Fès, dove ci aspettano nuovi colori, nuovi profumi, un nuovo capitolo.