Cina, Tibet, Nepal – Il viaggio

Cina, Tibet, Nepal: il viaggio

Il nostro viaggio è iniziato da Pechino, una città immensa e affascinante dove abbiamo trascorso i primi quattro giorni. Abbiamo fatto naturalmente tappa nei luoghi simbolo: la Città ProibitaPiazza Tienanmen, il Palazzo d’Estate e il Tempio del Cielo. Ma non ci siamo limitati ai monumenti: ci siamo anche persi volentieri tra gli hutong, assaggiando street food e osservando la vita quotidiana della gente, che è forse il modo migliore per entrare subito nell’anima della città.

Uno dei momenti più emozionanti è stata la giornata sulla Grande Muraglia. Abbiamo scelto il tratto di Jinshanling, un po’ più lontano (circa due ore di auto), ma proprio per questo più tranquillo.

All’arrivo bisogna fare tre biglietti: l’ingresso alla Muraglia, la funivia a due posti e il minivan che porta fino alla partenza della funivia. Una volta in cima abbiamo scelto di andare verso sinistra: il percorso è più faticoso, ma lì la folla praticamente sparisce.

Camminare su quelle pietre, senza la folla, con lo sguardo che correva all’infinito sulle colline… è stato qualcosa di indescrivibile. Credo che da solo valga il viaggio.

Pechino

Dopo Pechino ci siamo spostati in treno verso Xi’an.

L’obiettivo principale era vedere il celebre Esercito di Terracotta, ma la città ci ha sorpreso in positivo. Le mura antiche sono impressionanti, tra le più grandi e meglio conservate della Cina, e passeggiarci sopra dà una bella idea della sua storia. Bellissima anche Huimin Street, nel quartiere musulmano, piena di bancarelle e specialità da assaggiare: lì ci siamo davvero divertiti a provare piatti nuovi. Due giorni sono stati perfetti per godersi sia il sito archeologico che la città.

Il viaggio è continuato ancora in treno, questa volta verso Xining, la porta d’accesso all’altopiano tibetano. Siamo arrivati nel primo pomeriggio e, nonostante la stanchezza, ci siamo buttati subito a esplorare. Il Great Thangka Museum è stato una vera sorpresa: dentro custodisce un dipinto religioso tibetano lungo ben 600 metri, uno dei più grandi al mondo. Subito dopo abbiamo visitato il Tempio Ta’er (o Monastero di Kumbum), un luogo spirituale e pieno di fascino che non dimenticherò facilmente. La serata si è chiusa con una cena tibetana davvero buona, prima di andare in stazione per il grande momento: il “treno delle nuvole”.

Siamo partiti alle 22. Sapere che avremmo viaggiato sulla ferrovia più alta del mondo ci emozionava già di per sé, ma l’esperienza ha superato ogni aspettativa. Per l’80% del percorso si viaggia sopra i 4.000 metri di altitudine e davvero sembra di scivolare tra le nuvole. Ci siamo addormentati al buio e al risveglio lo spettacolo era mozzafiato: cieli limpidi, laghi turchesi, pascoli di yak e terre sconfinate. Uno di quei panorami che ti lasciano senza fiato e che difficilmente riuscirò a dimenticare.

Dopo il suggestivo viaggio in treno, siamo finalmente arrivati a Lhasa, cuore del Tibet dove ci siamo fermati tre notti per visitare i luoghi più importanti della città: il maestoso Palazzo del Potala, il sacro Tempio di Jokhang, e i grandi monasteri di Drepung e Sera, con le famose discussioni dei monaci. Non è mancata una passeggiata tra i colori e i profumi di Barkhor Street, dove ci siamo divertiti a comprare dei cappelli tipici, un po’ in stile cowboy tibetano.

Dopo la capitale tibetana è iniziata la nostra avventura verso l’Everest Base Camp. Con guida e driver abbiamo attraversato paesaggi spettacolari, passando tra valli e altitudini diverse, con anche un ghiacciaio lungo il percorso. Ci siamo fermati per una notte a Shigatse, la seconda città del Tibet, famosa per i suoi monasteri, e il giorno seguente siamo ripartiti verso la meta tanto attesa.

Arrivare al campo base, a 5.154 metri, è stata un’emozione indescrivibile, anche se il cielo nuvoloso (unico giorno di pioggia del viaggio!) ci ha nascosto la cima. L’atmosfera però era magica: silenzio, aria sottile e la sensazione di essere davvero ai piedi del tetto del mondo.

Abbiamo cenato e dormito nell’unico albergo della zona, semplice ma suggestivo. Prima, una tappa speciale: il tempio buddista più alto del mondo, che ci ha regalato uno dei momenti più intensi di tutto il viaggio, sospeso tra spiritualità e natura estrema.

A questo punto del viaggio devo aprire una piccola parentesi: il piano originale prevedeva di scendere dal campo base dell’Everest verso il Nepal, cambiando guida e driver al confine e proseguendo in jeep fino a Katmandu. Purtroppo, pochi giorni prima della nostra partenza, le forti piogge avevano fatto crollare un ponte lungo la strada, rendendo il percorso impraticabile. L’unica alternativa, l’altra via verso il Nepal, era stata chiusa già dal terremoto del 2015.

Così abbiamo dovuto riorganizzare due giorni del viaggio: siamo rientrati a Lhasa, dove abbiamo passato una notte, e il giorno successivo abbiamo preso un volo per Chengdu. È stata una piacevolissima deviazione, perché abbiamo potuto vivere una serata nella città dichiarata patrimonio gastronomico dell’UNESCO, concedendoci un divertentissimo food tour in tuk-tuk tra mercati, bancarelle e ristorantini: un’esperienza davvero fantastica.

La mattina seguente, di buon’ora, siamo partiti in aereo per Katmandu, arrivando giusto in tempo per il pranzo e con il pomeriggio libero per iniziare a scoprire la capitale nepalese.

A Katmandu siamo rimasti quattro notti, tre giorni e mezzo intensi: il tempo giusto per immergersi nella città e respirarne davvero l’anima. Qui non si tratta solo di visitare monumenti, ma di lasciarsi travolgere dal ritmo dei vicoli, dai colori dei mercati, dai suoni e dagli odori che ti accompagnano ad ogni passo.

Un pomeriggio lo abbiamo dedicato a Bhaktapur, con le sue piazze di mattoni e templi che sembrano sospesi nel tempo. Un altro giorno ci siamo persi tra le strade del centro vecchio di Katmandu, caotiche e magnetiche. L’ultimo giorno siamo andati a Patan e poi al tempio di Pashupatinath: assistere ai riti funebri lungo il fiume è stato forse il momento più intenso del viaggio, un incontro diretto con la spiritualità e con la morte vissuta senza paura, ma con una naturalezza che lascia dentro un segno profondo.

Il nostro viaggio è giunto al termine. È stato incredibile attraversare, in poche settimane, tre mondi diversi: la Cina con la sua energia instancabile, il Tibet con la sua spiritualità profonda, e il Nepal con il suo caos affascinante e pieno di vita. Non sono stati solo i paesaggi a colpirci, ma soprattutto l’incontro con culture, tradizioni, sapori e modi di vivere così diversi tra loro. Averli potuti osservare e confrontare uno dopo l’altro, quasi in tempo reale, è stata la vera ricchezza di questa esperienza. Un viaggio che non ci ha solo portati lontano, ma ci ha lasciato dentro nuove prospettive e sensazioni che resteranno a lungo con noi

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