
Il mattino successivo partiamo da Jaipur in direzione Jodhpur. È il trasferimento più lungo del viaggio, circa 350 chilometri, ma scorre piuttosto veloce. Le autostrade indiane sono un’esperienza a sé: si viaggia tra mucche in libertà, camion decorati in modo quasi surreale, clacson costanti e una varietà di scene che rendono il tragitto tutt’altro che monotono. Non è un percorso “comodo” nel senso europeo del termine, ma decisamente interessante.
Arriviamo a Jodhpur nel pomeriggio, accolti dal Taj Umaid Bhawan Palace, uno degli hotel più iconici dell’India e parte della catena Taj. L’impatto è immediato: la struttura è monumentale, imponente, quasi fuori scala rispetto a quello che si è visto fino a quel momento.

Più che un hotel, è un palazzo vero e proprio, ancora in parte residenza della famiglia reale. Gli spazi comuni sono scenografici, con grandi saloni e dettagli architettonici che raccontano un’epoca precisa. Le camere, invece, hanno un fascino diverso: lo stile è un po’ decadente, lontano dagli standard contemporanei del lusso.
Il giardino è uno degli elementi più riusciti: enorme, curato, silenzioso. Invita a camminare tra prati e viali. È uno spazio che riequilibra la grandiosità del palazzo con qualcosa di più semplice e naturale.
La sera scegliamo di cenare sulla terrazza dell’hotel. La vista sul giardino è aperta, rilassante, e l’atmosfera è piacevole senza essere formale. Una cena tranquilla, dove si può scegliere tra un menù internazionale e uno di cucina indiana.





Il giorno successivo è dedicato alla scoperta di Jodhpur, conosciuta come la “Città Blu”. Il motivo è evidente appena ci si avvicina al centro storico: le case, dipinte in diverse tonalità di azzurro, creano un colpo d’occhio unico, soprattutto viste dall’alto.
Il punto centrale della visita è il Forte di Mehrangarh, che domina la città da una posizione sopraelevata. È uno dei forti più importanti del Rajasthan, sia per dimensioni che per stato di conservazione.
Il giorno successivo è dedicato alla scoperta di Jodhpur, conosciuta come la “Città Blu”. Il motivo è evidente appena ci si avvicina al centro storico: le case, dipinte in diverse tonalità di azzurro, creano un colpo d’occhio unico, soprattutto viste dall’alto.
Il punto centrale della visita è il Forte di Mehrangarh, che domina la città da una posizione sopraelevata. È uno dei forti più importanti del Rajasthan, sia per dimensioni che per stato di conservazione.

La visita è scorrevole: si attraversano cortili, sale e spazi espositivi ben organizzati, senza risultare pesante. Splendida la vista sulla città. Da qui si capisce davvero perché Jodhpur venga chiamata “blu”: le case si estendono a perdita d’occhio, con tonalità diverse che rendono il panorama meno uniforme e più reale.
Nel pomeriggio ci spostiamo verso i mercati locali, nella zona intorno alla torre dell’orologio. Qui cambia completamente il ritmo. È un mercato molto locale, poco costruito per il turismo, e proprio per questo più interessante.
Tra bancarelle e piccoli negozi si trova di tutto: spezie, tessuti, utensili, oggetti quotidiani, colori ovunque. È un ambiente vivace, a tratti caotico, ma anche divertente da esplorare. Non è il classico shopping “curato”, ma un’esperienza più spontanea, fatta di osservazione e curiosità. Vale la pena prendersi un po’ di tempo per girare senza una meta precisa.


Jodhpur è una tappa che funziona bene proprio per questo equilibrio: da una parte la monumentalità del forte e del palazzo, dall’altra la vita quotidiana che si incontra nei mercati e nelle strade. Non cerca di essere perfetta, e forse è proprio questo il suo punto di forza.